© Rocketmann team
Nel mondo di oggi, in rapido cambiamento, gli operatori giovanili si trovano ad affrontare una sfida cruciale: garantire che ogni giovane si senta incluso e non lasciato indietro.
In questo quadro, l’inclusione è un approccio trasformativo che ridefinisce il lavoro giovanile affinché tutti i giovani possano partecipare, crescere e prosperare.
Inclusione: molto più che essere presenti
Nel lavoro giovanile, l’inclusione significa compiere uno sforzo consapevole per garantire pari opportunità a tutti i giovani, indipendentemente dal loro background, dalla loro identità o dalle loro abilità. Va ben oltre il semplice accogliere la diversità. Per questo è fondamentale, innanzitutto, comprendere la differenza tra inclusione, integrazione, diversità e accessibilità.
Mentre l’integrazione chiede generalmente alle persone di adattarsi a strutture già esistenti, l’inclusione trasforma attivamente queste strutture affinché tutti possano partecipare su un piano di uguaglianza (Booth & Ainscow, 2011). Allo stesso modo, se la diversità ci dice chi è presente nella stanza, l’inclusione ci dice se tutti si sentono valorizzati e messi nelle condizioni di contribuire. Anche l’accessibilità, per quanto essenziale, rappresenta solo un punto di partenza. Una rampa per sedie a rotelle in un centro giovanile rimuove una barriera, ma la vera inclusione si realizza solo quando i programmi coinvolgono pienamente e in modo significativo i giovani con difficoltà motorie.
Perché l’inclusione è un pilastro del lavoro giovanile
© Antoine Schibler
A livello europeo, gli attuali quadri internazionali lo rendono evidente. Ad esempio, la “Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia” (Nazioni Unite, n.d.) afferma che ogni bambino e ogni ragazzo ha il diritto di partecipare pienamente alla società, e la Strategia europea per la gioventù (Commissione europea, 2019) rafforza questo principio. Nel complesso, i quadri politici europei sostengono e rafforzano questa missione. Programmi come “Erasmus+” e il “Corpo Europeo di Solidarietà” danno esplicitamente priorità all’inclusione, offrendo sostegno finanziario, formati di mobilità adattati e opportunità guidate dai giovani (Commissione europea, 2023). Il lavoro giovanile inclusivo non è quindi opzionale; è un obbligo basato sui diritti. Attraverso questi strumenti, gli operatori giovanili possono garantire che nessun giovane venga lasciato indietro.
Ma l’inclusione genera anche forti benefici sul piano dello sviluppo personale e sociale. Le ricerche nell’ambito dell’educazione non formale dimostrano che sentirsi riconosciuti rafforza la fiducia in sé, la motivazione e il coinvolgimento. Come sottolinea Illeris (2009), l’apprendimento significativo nasce dall’interazione tra le dimensioni cognitive, emotive e sociali, rendendo gli ambienti inclusivi essenziali affinché i giovani possano partecipare pienamente e svilupparsi in modo olistico. A livello comunitario, l’inclusione riduce i pregiudizi, rafforza la coesione e incoraggia la cittadinanza attiva, principi chiave evidenziati anche da SALTO, la rete europea che supporta operatori e leader giovanili attraverso attività e risorse di educazione non formale (SALTO, n.d.).
In altre parole, l’inclusione mette i giovani nelle condizioni non solo di partecipare, ma anche di plasmare gli spazi che abitano.
Mettere in pratica l’inclusione: tre livelli di azione
© Ivan S
Un’inclusione efficace avviene contemporaneamente su più livelli:
- Livello individuale: gli operatori giovanili adattano la facilitazione per rispondere a bisogni specifici, ad esempio offrendo istruzioni sia scritte che orali per giovani con dislessia, oppure mettendo a disposizione spazi sensorialmente accoglienti per partecipanti neurodivergenti.
- Livello organizzativo: le organizzazioni giovanili integrano i valori dell’inclusione nelle proprie politiche, nella formazione dello staff e nelle pratiche di selezione del personale. Questo favorisce un cambiamento culturale duraturo, non semplici adattamenti occasionali.
- Livello comunitario: l’inclusione si estende oltre il centro giovanile attraverso la cooperazione con scuole, famiglie, servizi sociali e comunità locali. Queste collaborazioni contribuiscono a modificare atteggiamenti più ampi e a costruire ecosistemi di supporto.
Come gli operatori giovanili agiscono in modo inclusivo
L’inclusione non è un obiettivo statico, ma una pratica quotidiana. Gli operatori giovanili possono promuoverla attraverso:
- Facilitazione inclusiva, utilizzando metodi che rispondano a diversi stili di apprendimento
- Spazi sicuri, creati attraverso la co-costruzione delle regole di gruppo
- Co-progettazione, coinvolgendo i giovani nella pianificazione e nella valutazione delle attività
- Flessibilità, adattando le attività man mano che emergono nuovi bisogni
Nel suo nucleo più profondo, l’inclusione è anche un atteggiamento. Richiede empatia, pazienza e la disponibilità a vedere le differenze non come ostacoli, ma come opportunità di apprendimento collettivo.
Inclusione nella pratica: il caso di 3 progetti europei
In tutta Europa, numerose iniziative mostrano come il lavoro giovanile inclusivo possa trasformare le vite, in particolare quelle dei giovani con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).
Skilled Mom for the Future
© Skilled Mom for the Future
Skilled Mom for the Future utilizza la danza come strumento espressivo non verbale per giovani con dislessia. Gli studi dimostrano che il movimento creativo potenzia le competenze socio-emotive e la fiducia in sé, offrendo canali alternativi di comunicazione e apprendimento (IDEA Europa, 2023).
LEAD!
© LEAD!
il progetto LEAD! ha creato la piattaforma MY SKILLS, che offre percorsi di apprendimento personalizzati per giovani con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Concentrandosi sui punti di forza piuttosto che sulle difficoltà, il progetto dimostra come gli strumenti digitali possano valorizzare i discenti e favorire l’autonomia (OBESSU, 2022).
Sport as a Bridge to Inclusion
© SASLED
SASLED promuove attività sportive inclusive e percorsi di formazione per operatori giovanili. Le ricerche suggeriscono che l’attività fisica migliora le funzioni esecutive, spesso un’area di difficoltà per i giovani con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), rafforzando al contempo il lavoro di squadra e l’autostima (AID Italia, 2023).
Riferimenti
Associazione Italiana Dislessia. (2023). Progetto Erasmus+ Sport: SASLED. https://www.aiditalia.org/progetto-erasmus-sport-sasled
Booth, T., & Ainscow, M. (2011). Index for inclusion: Developing learning and participation in schools. Centre for Studies on Inclusive Education. https://prsinstitute.org/downloads/related/education/IndexforInclusion.pdf
European Commission. (2019). EU youth strategy 2019–2027. https://youth.europa.eu/strategy_en
European Commission. (2023). Erasmus+ programme guide. https://erasmus-plus.ec.europa.eu/programme-guide/erasmus-programme-guide/introduction
European Commission. (2023). European Solidarity Corps guide. https://youth.europa.eu/sites/default/files/inline-files/european_solidarity_corps_guide_2023_en.pdf
IDEA Europa. (2023). Skilled Mom for the Future – Dance inclusion for young people with dyslexia. https://www.ideaeuropa.it/progetti-in-corso
Illeris, K. (2009). A comprehensive understanding of human learning. In K. Illeris (Ed.), Contemporary Theories of Learning (pp. 7–20). Routledge.
OBESSU. (2022). Achieving inclusive and learner-centred schools – LEAD! Project outcomes. https://www.obessu.org/resources/news/achieving-inclusive-and-learner-centred-schools-lead-project-outcomes/
SALTO Inclusion & Diversity. (n.d.). SALTO inclusion resource centre. https://www.salto-youth.net/rc/inclusion/
United Nations (n.d.). Convention on the Rights of the Child. https://www.ohchr.org/en/instruments-mechanisms/instruments/convention-rights-child