In tutta l’Unione Europea, i diritti delle persone con disabilità e l’educazione inclusiva stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nell’agenda politica. Vengono pubblicate nuove strategie, fissati obiettivi ambiziosi e stanziati finanziamenti dedicati. Tuttavia, osservando più da vicino dove si concentra questa attenzione, emerge una realtà evidente: quasi tutte le iniziative riguardano il sistema di istruzione formale – scuole, università e percorsi di qualificazione ufficiali. Il lavoro giovanile, l’educazione non formale e gli spazi in cui milioni di giovani trascorrono il proprio tempo libero ricevono invece un’attenzione minima.

Per un giovane con un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA), come dislessia, discalculia o disprassia, questa lacuna ha conseguenze molto concrete. Significa che il supporto ricevuto in ambito scolastico può interrompersi nel momento in cui entra in un centro giovanile, partecipa a un campo estivo o prende parte alle attività di un gruppo scout.

 

Una strategia pensata soprattutto per la scuola

Il principale documento di riferimento dell’Unione Europea in questo ambito è la Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021–2030, che promuove un’istruzione inclusiva “a tutti i livelli” e richiama l’attenzione sul persistente divario nei risultati educativi tra studenti con e senza disabilità. Si tratta di una strategia ambiziosa e necessaria. tuttavia, le azioni previste – dalla revisione dei programmi scolastici alla formazione degli insegnanti, fino agli standard di accessibilità – sono rivolte quasi esclusivamente al sistema educativo formale. L’educazione non formale, l’apprendimento informale e il lavoro giovanile vengono menzionati solo marginalmente.

Questo aspetto assume particolare rilevanza considerando che il Programma di lavoro della Commissione europea per il 2026 conferma l’imminente aggiornamento della Strategia. Nuove azioni sono previste entro il secondo trimestre del 2026, poiché la roadmap originaria copriva il periodo fino al 2025. Si tratta di un’importante opportunità per ampliare la prospettiva, ma non vi è alcuna garanzia che il settore del lavoro giovanile venga realmente incluso se non sarà lo stesso settore a evidenziarne l’importanza.

 

I numeri parlano chiaro

Le più recenti statistiche Eurostat sulla disabilità, pubblicate nel novembre 2025, mostrano chiaramente cosa accade quando i sistemi di sostegno sono costruiti quasi esclusivamente attorno all’istruzione formale.
Nel 2024, il 44,2% dei giovani europei tra i 18 e i 24 anni con una disabilità grave ha abbandonato precocemente il percorso di istruzione e formazione, contro appena l’8,0% dei coetanei senza disabilità. Anche tra i giovani con una disabilità meno grave il tasso di abbandono rimane più che doppio (17,1% contro 8,0%).

Quando un giovane lascia il sistema scolastico, indipendentemente dalle ragioni, spesso perde anche tutte le misure di supporto che lo accompagnavano: tempi aggiuntivi nelle prove, materiali adattati, personale specializzato e strumenti compensativi. Da quel momento, il sostegno dipende quasi esclusivamente dalle reti informali, dalle organizzazioni giovanili e dalle comunità locali.
Troppo spesso, però, questi contesti non dispongono delle competenze, delle risorse o degli strumenti necessari per proseguire il percorso di inclusione iniziato a scuola.

 

Perché questa è una sfida anche per il lavoro giovanile

L’educazione non formale non rappresenta un’alternativa “minore” rispetto alla scuola. Per molti giovani con DSA è il luogo in cui ricostruiscono la fiducia in sé stessi, sviluppano capacità di leadership, sperimentano nuove competenze e rafforzano il senso di appartenenza dopo anni di difficoltà scolastiche.

Un centro giovanile, un corso di formazione o uno scambio internazionale non prevedono voti o verifiche, ma includono dinamiche di gruppo, istruzioni scritte, attività con tempi definiti e modalità di partecipazione che possono presentare le stesse difficoltà vissute in ambito scolastico da chi ha dislessia, disprassia o altri DSA.

La differenza è che, nella maggior parte dei casi, questi contesti non dispongono di sistemi di supporto strutturati.

È proprio questo il divario che il progetto DYS in Youth Field intende colmare, fornendo agli youth workers strumenti pratici, metodologie e competenze per rendere realmente accessibili gli ambienti di apprendimento non formale.

 

Fonti
  • European Commission, European Strategy for the Rights of Persons with Disabilities 2021–2030
  • European Platform for Rehabilitation (EPR), 2026 European Commission Work Programme Includes Actions in Disability Strategy, Education, Quality Jobs, Mental Health, and AI (October 2025)
  • Eurostat, Early school leavers: high share for youth with disability (13 November 2025)
  • Eurostat, Disability statistics – access to education and training, Statistics Explained